La ricerca in ambito osteopatico

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La ricerca in ambito osteopatico

Sin dai suoi albori, e cioè da Still, Osteopatia e Ricerca sono un binomio inscindibile.
Michael Patterson, docente di Medicina Osteopatica e ricercatore, riconosce cinque generazioni di ricercatori in ambito osteopatico che egli descrive partendo appunto da Still fino ad arrivare ai nostri giorni.

1 generazione: a partire da Andrew Taylor Still ad arrivare al 1949;
la ricerca nasceva partendo dalla clinica, chiedendosi, ad esempio, se ci fosse o meno una corrispondenza tra la palpazione e le immagini radiografiche e viceversa. Una delle prime ricercatrici Louisa Burns creò un laboratorio in cui condusse esperimenti sui conigli a cui venivano procurate delle disfunzioni osteopatiche e dopo un determinato tempo si effettuava un’indagine per comprendere le relazioni somato-viscerali. Fu proprio Louisa Burns con i suoi esperimenti a dare una risposta alla mancata corrispondenza tra le evidenze radiologiche e le disfunzioni osteopatiche riconosciute attraverso la palpazione, spiegando che ciò che viene percepito alla palpazione a causa dei tessuti interposti è più spesso la tensione e la risposta tissutale.

Nello stesso periodo anche J.M. Littlejhon cominciò a pubblicare cartografie sulle corrispondenze viscero-somatiche. William Garner Sutherland invece orientò la sua ricerca su un modello umano e, ammettendo che non era eticamente possibile procurare delle lesioni ad un paziente sperimentando su se stesso, mostrando un’onestà ed un’etica ineguagliabili, soprattutto per il periodo, condusse i suoi esperimenti con l’obiettivo di confutare la sua tesi sul movimento del cranio e non con quello di convalidare un’ipotesi.

2 generazione: dal 1949 al 1970 Hix, Korr, Denslow e altri ricercatori proseguono l’analisi delle relazioni somato-viscerali sempre attraverso studi su modello animale e pubblicano i primi lavori scientifici che riguardano la basi neurofisiologiche delle disfunzioni osteopatiche e l’affidabilità diagnostica tra palpazione e verifica strumentale dei segmenti con facilitazioni. Viene accertata oggettivamente la capacità di individuare attraverso la palpazione la presenza di metameri “facilitati”. In questo periodo Lawrence Jones si avvale di studi clinici, quindi con apporto empirico, per ideare il metodo “Strain and Counterstrain”.

3 generazione: dal 1970 al 2000 con Kelso, Johnston, Frymann e altri ricercatori si comincia a cercare attraverso studi epidemiologici il rapporto tra la disfunzione osteopatica e la malattia cronica; si approfondisce lo studio sulla funzione del midollo spinale e si amplificano gli studi sull’affidabilità interoperatore per la valorizzazione dello strumento “palpazione”. Nel 1974, negli Stati Uniti avviene la separazione del percorso formativo tra medici (MD) ed osteopati (DO). Nel 2000 l’Osteopatia viene riconosciuta da un’agenzia di ricerca in USA il National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM).

4 generazione: dal 2001 al 2008 vengono effettuati studi clinici su larga scala tramite il The Osteopathic Research Center che nasce negli Stati Uniti grazie a donazioni concesse da fondazioni di osteopatia, enti governativi ed universitari. In questo periodo (grazie anche all’apporto di M. Patterson) si sviluppa maggiormente la ricerca nelle scienze di base per l’osteopatia.

5 generazione: la nostra, a partire dal 2008 ai nostri giorni: oggi le istituzioni sanitarie chiedono prove di efficacia delle tecniche osteopatiche rispetto ad altre tecniche (intese anche come gold standard/cure tradizionali), ma anche i costi di tali tecniche per cui gli studi sono rivolti agli effetti funzionali della manipolazione più che alle patologie specifiche ma anche al rapporto costo/benefici.

By | 2018-01-07T19:56:52+01:00 Gennaio 7th, 2018|Senza categoria|0 Comments