L’oggetto del lavoro dell’osteopata: la disfunzione somatica

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L’oggetto del lavoro dell’osteopata: la disfunzione somatica

La diagnosi della disfunzione somatica è l’oggetto di ricerca nella diagnosi osteopatica, essa aveva un codice (739) nell’International Classification of Desease, ICD-9 (Oggi ICD-10). La classificazione era suddivisa in accordo con il distretto anatomico dove la disfunzione è diagnosticata.¹
L’osteopata fa ricorso a tutte le proprie competenze palpatorie per diagnosticare la disfunzione somatica.
La definizione di disfunzione somatica è: -Funzione danneggiata o alterata di componenti collegate al sistema somatico (struttura del corpo): strutture muscolo scheletriche articolari, miofasciali e gli elementi vascolari, linfatici e nervosi associati.
I Criteri diagnostici per la disfunzione somatica sono identificati dalla palpazione e possono essere richiamati alla memoria con l’acronimo TALS (in inglese TART):
T. Anomalia nella trama tissutale,
A. Asimmetria (staticità di movimento, tonicità, turgore, colore, temperatura),
R. Restrizione di movimento,
T. Tenderness – sensibilità (nell’area dell’anomalia).
Ad oggi non vi sono strumenti in grado di misurare queste piccole variazioni del tessuto, ecco perché risulta difficile all’osteopatia porre in essere una evidenza clinica per dimostrare tali alterazioni.
Indubbiamente valutare la struttura scheletrica macroscopicamente è evidenziabile. Il problema sorge quando si deve passare a una valutazione più fine della vertebra o meglio dell’unità vertebrale e di come questa si muova nello spazio o di come risenta di componenti somato somatiche (es: costa-vertebra) o somato viscerali (es: fegato e DORSALE D8-D9-D10).
Irvine Korr, Travell e Sim hanno postulato un ruolo organizzativo del midollo spinale, mettendo in relazione input somatici e viscerali con reperti palpatori e sintomatici in entrambi i sistemi. Un input afferente al midollo spinale potrebbe facilitare il segmento del midollo spinale in cui entra. L’efferenze che ne conseguono comprendono modificazioni simpatiche verso i tessuti somatici e viscerali dello stesso livello spinale, e disfunzione somatica palpabile con modificazioni strutturali del tessuto, entrambe causa di una serie di riflessi e sintomi riferiti.
Gli effetti autonomi prodotti nel sistema somatico e in quello viscerale vanno individuati nel paziente e dedotti dalla sua anamnesi.
In tal modo le componenti che sorreggono la disfunzione possono essere:

  • Scheletriche
  • Artrodiali
  • Miofasciali
  • Vascolari
  • Linfatiche
  • Nervose.

Quindi la disfunzione osteopatica è intesa come qualsiasi modificazione a carico della posizione o del movimento fisiologico delle strutture corporee sopra elencate. Essa viene riconosciuta solamente dalla capacità manuale dell’osteopata, poiché sfugge anche ad esami radiodiagnostici (RX, RM ecc…).
Questo perché la disfunzione non è “uno strappo muscolare” o “un osso fratturato” ma è uno SQUILIBRIO IMPERCETTIBILE causato da traumi, aggressioni esterne e alterazioni interne.
Una restrizione di mobilità di qualunque struttura organica (DIFUNZIONE PRIMARIA) porterà degli adeguamenti a distanza attraverso la COSTITUZIONE DI:

  • CATENE DIFUNZIONALI ASCENDENTI 
  • CATENE DISFUNZIONALI DISCENDENTI

che potranno causare riduzione di mobilità lontane dall’origine (DISFUNZIONI SECONDARIE)

L’impatto generale della disfunzione somatica sul paziente, a prescindere dal tipo di pratica osteopatica applicata, è coerente con il potenziale che i punti trigger mio fasciali hanno di:

  • Contribuire ad una vasta gamma di condizioni cliniche
  • Danneggiare i meccanismo omeostatici
  • Suscitare depressione e disturbi del sonno
  • Causare dolore, debolezza, disestesia e limitazione del range di movimento.

Per prima cosa osteopata guarda l’intera persona osservando il cammino delle eventuali asimmetrie, esegue test di screening (test di mobilità attiva e passiva). I reperti anomali dell’aspetto generale, come la simmetria dei punti di riferimento ossei o il movimento regionale, suggeriscono un’ulteriore valutazione probatoria per valutare eventuali alterazioni tissutali e asimmetrie del movimento segmentale.
Le aree segmentali di TTC (tissue texture change) e la sensibilità sono poi valutate per le caratteristiche del movimento. La valutazione può essere attiva o passiva. Le caratteristiche del movimento di un’articolazione dei suoi tessuti possono essere descritte in vari modi: può comprendere la rotazione attorno a uno dei tre assi dello spazio una traslazione in uno dei tre piani del corpo può essere uno slittamento (shearing) del tessuto mio fasciale.
Le domande che si pongono osteopata al termine dello screening sulla limitazione di movimento sono:

  • Esiste una disfunzione somatica primaria collegato al sistema muscolo-scheletrico?
  • Esiste un riflesso somato – somatico collegato a qualche altro problema muscolo-scheletrico?
  • Esiste un riflesso viscero somatico proveniente da un organo discussione patologia? Studi clinici hanno dimostrato la presenza di componenti somatiche collegate disturbi a viscerali
  • Esiste un meccanismo che protegge le strutture tissutali danneggiato indebolite?

La quantità di trattamento dipende dalla capacità del paziente risponde al trattamento stesso.
Esistono numerose tecniche di approccio. Osteopata dovrà sceglierla più efficace per lui per il paziente.
L’obiettivo è la costante: il metodo è la variabile.
La tecnica può essere modificata per andare incontro alle necessità del paziente.

¹ Craniale 739.9, cervicale 739.1, toracica 739.2, lombare 739.3, sacro pelvica 739.4, ileo-pelvica 739.5, arti inferiori 739,6 arti superiori 739.7, coste 739.8, addominale/altro 739,9.
Mentre l’attuale ICD-10 (2009) ha eliminato la classificazione esclusivamente numerica è ha incluso i codici alfanumerici: M99.00 disfunzione somatica e segmentale della regione della testa, M99.01 disfunzione somatica e segmentale della regione cervicale, M99.02 disfunzione somatica e segmentale della regione toracica, M99.03 disfunzione somatica e segmentale della regione lombare, M99.04 disfunzione somatica e segmentale della regione sacrale, M99.05 disfunzione somatica e segmentale della regione pelvica, M99.06 disfunzione somatica e  segmentale dell’estremità inferiori, M99.07 disfunzione somatica e segmentale dell’estremità superiori, M99.08 disfunzione somatica e segmentale della cassa toracica, M99.09 disfunzione somatica e segmentale dell’addome e altre regioni.

By | 2018-07-06T20:41:06+01:00 Luglio 6th, 2018|Senza categoria|0 Comments